LA MIA GRAVIDANZA

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Oggi vi racconto di me e della mia gravidanza. Perchè ci sono tante cose che non sapete e che voglio raccontarvi. So che potrebbero essere d’aiuto a qualcuno.

Esattamente 3 anni e mezzo fa, era il 21 dicembre, andai a fare la visita di controllo dal ginecologo, come facevo ogni anno.
Premetto che ho preso la pillola anticoncezionale per 4 anni, avendo sempre avuto un ciclo molto irregolare e dolorosissimo.
La pillola che prendevo si chiamava Mercilon, prescritta dal ginecologo stesso.
Per quei 4 anni tutto regolarissimo, nessun problema, forse un paio di kg in più e un po’ di cellulite, ma niente che mi facesse star male. Bene, dopo 4 anni decido di smettere, mi sembravano troppi 4 anni di seguito. Allora decido di non prenderla più. Era passato quasi un anno e il ciclo era sparito, avevo brufoli ovunque, soffrivo di forti mal di testa e mi sentivo gonfia. In 10 mesi avró avuto il ciclo 2-3 volte e dolorosissimo. Allora andai a fare questa visita, il 21 dicembre. Il ginecologo mi disse “Lei non potrà mai aver figli in queste condizioni. Vede tutte queste macchie nere nelle ovaie? Lei soffre di ovaio policistico. Secondo me nemmeno ha l’ovulazione. Ha l’endometrio piatto e un ovaio gonfio.” Alla frase “Non potrà avere figli” mi sono sentita morire. Ve lo giuro. In un secondo ho pensato a tutto. E ho chiesto subito cosa si sarebbe potuto fare nel caso io avessi deciso di avere un figlio. Risposta del ginecologo: “Ci sono degli ormoni da prendere, ma non è detto che funzionino.”
Ok, tornai a casa da Mauro piangendo come una pazza, passai un Natale da schifo, avevo in testa solo quelle parole orrende.
Non sapevo più cosa fare, mi mandarono solo a fare esami per capire, e aspettare. Capire e aspettare. No, io non potevo aspettare. Volevo sapere.

A fine gennaio, mamma, la mia amata mamma, mi disse: “Amore, proviamo ad andare da una signora di cui ho sentito parlare, è una bioterapeuta e cura tante cose. Proviamo ad andarci.”
Io, diffidente come sono, dissi “Va be proviamo.”, ma ci credevo poco.
Così andai da questa bioterapeuta.
Lei mi disse “Io con il tempo riusciró a guarirti e tu i figli li potrai avere, stai tranquilla.”

Così iniziai le mie terapie. La bioterapeuta, una persona adorabile, non faceva altro che mettermi le sue mani calde nella pancia. Niente di più.
Da quando iniziai le terapie, il ciclo diventó subito regolare.
Continuai ad andare da lui quasi per un anno.
E che dire, stavo proseguendo le mie terapie, quando ci fu un altro ritardo. E io pensai subito “Qui non è cambiato nulla, continuo a star male, e sono ancora in ritardo.” Ero quasi arrabbiata con la bioterapeuta, pensavo che le sue terapie non funzionassero più.

Una mattina, ero con la mamma, mio marito era al lavoro, entrai in farmacia per prendere il test di gravidanza, tutta incazzata. Preferivo avere il dubbio di poter essere incinta piuttosto che scoprire che non era così.
E da qui uso il presente perchè lo sto rivivendo solo a scriverlo:
Torniamo a casa, corro in bagno, e dico a mia madre di non stare li a guardarmi. Esco dal bagno, lascio la provetta li per qualche minuto, tremavo, pensavo, non mi sentivo neanche la lingua, quei 3 minuti sembravano un era geologica. Finalmente passano, entro in bagno, guardo la provetta e vedo due linee. Urlo “MAMMAAAAAAAAAA” e scoppio a piangere , tipo quelle che vincono Miss Italia. Iniziamo a piangere di felicità entrambe. Chiamo mio marito “Ti prego corri a casa, sono incinta.” Chiamo papà, chiamo la bioterapeuta che mi dice commossa: “Incredibile, te l’avevo detto io che diventavi mamma, ma non pensavo così presto.”

E da li ragazzi, da li è iniziata una nuova Vita. Nove mesi fantastici. Mangiavo come un maiale, stavo bene, ero serena, andavo ovunque.
L’unica cosa che mi fece stare in pensiero per un po’, fu attorno al quinto mese, quando feci la morfologica. La prima, quando mi dissero il sesso.
Il medico mi chiese: “Vorresti maschio o femmina?” Io non sapevo cosa rispondere, ma dentro sapevo che avrei voluto un maschio, quel maschio moccioso che la mia nonna avrebbe tanto voluto come nipotino, e che ora è il suo angelo custode, lo so. Io risposi: “Il nome per la femmina già ce l’abbiamo. Quindi sarà femmina!”
“Signori, è un bel maschietto!” Piango solo a scriverlo. Felicitá alle stelle.
Da li peró, i medici trovavano sempre qualcosa che non era molto chiaro, e quindi da ripetere. Insomma, era solo un modo per guadagnare altri soldi. Facevo una morfologica ogni tre settimane. E il mio bimbo stava benissimo, ma loro trovavano sempre qualche cazzata per farmi stare in pensiero.
Va be, i mesi passavano, data prevista 27 luglio.
Io avevo preso 20 kg e non me ne fregava nulla. Mangiavo.
Il 16 luglio non mi sentivo molto bene, avevo dei dolori strani, così, vista la mia gravidanza sempre tranquilla e perfetta, decisi di andare all’ospedale per vedere se andava tutto bene.
Io credevo proprio di avere le doglie ( non ho fatto corsi pre parto o letto libri). All’ospedale mi trattarono come una scema, dicendomi che non era nulla e di non andare li per niente.
Va be, tornai a casa e andai a cena con i suoceri, Mauro e mamma.
Il giorno dopo, 17 luglio, compleanno della mamma.
Continuavo a non sentirmi bene. Ogni 20 minuti delle fitte bestiali che mi facevano sbiancare. Mi preparai per andare a festeggiare il compleanno di mamma ma niente, tanto male. Così, invece di andare a cena, decidemmo di passare all’ospedale (non in quello del giorno prima, visto come mi avevano trattata, ma un altro).
Mi dissero “Il parto è aperto, entro domattina partorirà.”
E da li 14 ore di travaglio, niente epidurale, solo mio marito che mi teneva un getto d’acqua calda nei reni, per cercare di calmare il dolore.
Erano ormai le 7 del mattino, ero stremata, sfinita, mi sentivo morire. L’ostetrica disse: “Prima dell’epidurale proviamo ad entrare in vasca!”
Era il mio sogno partorire in acqua.

E alle 9.05, proprio in acqua, è nato questo angelo biondo, pieno di capelli, che ci ha guardato e ha fatto uno starnuto.

BRANDO LIVIO FERRUCCI, peso 2,780 g e lungo 49 cm.

Uscita dalla vasca, la prima cosa che ho chiesto è stata una brioches. Stavo morendo di fame. Il dolore era passato completamenta. Guardavo lui, guardavo mio marito, che non mi ha lasciato sola un secondo, e la Vita aveva tutto un altro sapore. L’emozione più grande. Una cosa mai provata prima.

E che ora provo tutti i giorni appena mi sveglio, quando lo vedo. Anche adesso, che io sto scrivendo e lui sta giocando con Tyson, il suo cagnolino.

Voglio fare una riflessione, che spero arrivi anche ai Medici.
Quando dovete dire qualcosa, invece di terrorizzare i vostri pazienti, cercate di tranquillizzarli, è la prima buona medicina che potete dare. Forse il problema è che non crea businness. Ma vi assicuro che lo crea al Cuore di chi ne ha davvero bisogno.

E non smetteró mai di ringraziare la mia bioterapeuta, che ormai la considero una zia, che ha sempre saputo trovare una risposta positiva ai miei perchè.

E W I FIGLI, LA NOSTRA RAGIONE DI VITA.

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